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Carboncino Grazia Leoncini

Artisti contro l’alzheimer a La Capannina

Asta benefica organizzata a La Capannina di Franceschi.

Sabato 12 Aprile “L’Arte per la Ricerca” Associazione ARNo @ discoteca La Capannina. Viale della Repubblica, 16 Forte dei Marmi.

L’ultimo appuntamento prima del grande weekend di Pasqua in Versilia.

L’evento di cui tutta la stampa sta parlando da giorni è sempre più vicino: 60 opere, 50 artisti, un unico scopo – aiutare la ricerca contro l’alzheimer.

arte capanninaUna causa nobile per una grande manifestazione che si terrà in un locale d’eccezione, La Capannina di Franceschi a Forte dei Marmi. Qui, durante la cena, con selezioni a menu fisso create dallo chef David Romagnoli, sarà possibile partecipar a un’asta benefica i cui ricavati andranno a finanziare l’associazione ARNo nella sua lotta contro l’alzheimer. Un evento da non perdere, da prenotare adesso:

  • chiama, invia un SMS o contatta via WhatsApp il 347.477.477.2 (servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7);
  • scrivi a info@discotecheversilia.it per assistenza via email, preventivi, prenotazioni e informazioni;


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L’evento in Versilia di sabato 12 aprile raccontato da Ubaldo Bonuccelli, Direttore Scientifico ARNo.

I legami fra cervello ed arti figurative come disegno, pittura, scultura e fotografia – e in parte anche il cinema – sono innumerevoli. Migliaia di saggi e libri sono stati scritti e discussi su questo argomento e cito uno fra tanti il pittore russo Wassily Kandinsky (1866-1944), padre dell’astrattismo e pittore cerebrale per eccellenza: vedeva nell’arte astratta un “progresso nel campo della conoscenza della natura: si tratta di raggiungere, sotto la pelle della natura, la sua essenza, il suo contenuto” e aggiungeva “col tempo sarà dimostrato sicuramente che l’arte astratta non esclude il legame con la natura ma che, al contrario, questo legame è più grande e più intimo di quanto non sia stato negli ultimi tempi”.

Insomma, le arti figurative sono sempre il frutto di una ricerca in cui l’artista cerca di trasporre nella sua opera qualcosa che stimolando il cervello visivo susciti delle emozioni universali, persistenti e degne di memoria. Un’opera d’arte astratta o figurativa che sia, vicina o lontana dalla immagine naturale è tale se suscita nel maggior numero possibile di individui emozione e commozione, se parla direttamente al cervello, attraverso i suoi sensori – nel nostro caso occhi e tatto.

Allora l’artista è un ricercatore, sempre alla ricerca delle chiavi di accesso al cervello dei più, delle parole d’ordine per entrare in contatto con le emozioni e i ricordi di noi tutti. Insomma, studia il cervello anche lui per divertire, emozionare, smuovere le memorie sopite: è uno scienziato del cervello o come oggi si dice un neuroscienziato. La comunità riconosce questo valore, lo paga per questo – qualche volta anche molto – dai primordi della storia nei palazzi, nei luoghi di culto e nelle chiese, oggi nelle case, nei locali pubblici, nelle piazze, nelle rotonde ci  sono opere d’arte ormai a migliaia, parte integrante della nostra vita quotidiana, spesso guardate distrattamente; qualche volta però ci invitano a riflettere, a pensare, ci emozionano, ci ricordano il mistero che è in noi e fra noi.

Con queste affinità fra arte e cervello non stupisce la risposta pronta ed immediata che ha avuto l’appello dell’ARNo a tanti Artisti che operano in Versilia, a Pisa e non solo: le opere donate sono molte e tante altre sono state promesse e arriveranno per iniziative future per la raccolta fondi per la ricerca sulle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. L’epidemia silente che colpisce oggi in Italia quasi un milione di persone, il cui maggior fattore di rischio è l’età: se arrivi a 90 anni hai il 40-50% di probabilità di ammalarti di Alzheimer, è la peste del nostro secolo.

Si vive oggi molto di più di 100 anni fa, ma a che prezzo!

Se ti colpisce l’Alzheimer  vivi con il corpo ma la mente non c’è più; il cervello, quello che fa ognuno di noi stessi una persona irripetibile, non funziona più, non memorizza il nuovo e dimentica anche il passato: si finisce nei moderni lazzaretti che oggi chiamano RSA per continuare a dimenticare dimenticati, finché un virus o un batterio misericordioso non chiude il sipario in modo definitivo. Ma la vita come vita con gli altri, figli, famiglia, amici era già da tempo finita.

Dobbiamo vincere la guerra contro questa disonorevole malattia che aggredisce in silenzio, per anni lavora a far crollare la nostra mente, l’intelligenza, la memoria, la capacità di ipotizzare il futuro.

Servono risorse umane, giovani ricercatori, strumenti, farmaci nuovi, tante prove ed esperimenti: tutta la società deve rendersi conto di questo pericolo incombente ed universale.

Gli artisti che hanno contribuito a questa manifestazione, quelli che lo faranno in futuro, sono gli alfieri dell’impegno su questi temi urgenti e concreti: pensate che le cure esistenti sono in pratica irrilevanti ma che oggi a Pisa ed in altri centri in Italia e nel mondo ci sono in sperimentazione nuovi farmaci che rimuovono dal cervello dei pazienti la proteina amiloide, che al momento sembra la causa della malattia. L’Ospedale non assume, l’Università nemmeno, ritmi di lavoro esagerati non consentono di portare avanti questi studi sperimentali ai medici in forza alla Neurologia: allora abbiamo pensato a questa iniziativa, con il cui ricavato daremo lavoro ad un giovane neurologo per un anno, concluderemo gli studi e fra un anno sapremo se questi farmaci funzionano.

Se così non fosse passeremo ad altre sostanze. Provando e riprovando troveremo la strada, ovviamente non solo noi a Pisa, ma in tutta Italia e nel mondo.

Ce la faremo.